Innovazione

Le tecnologie

Soluzioni terapeutiche per una cura più evoluta

Negli anni, i nostri Ricercatori hanno sviluppato tecnologie innovative, nuove formulazioni e sistemi di delivery più funzionali alla cura.

Processo di purificazione

IBSA tecnologie: Processo di purificazione

L’area della procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta una sfida importante per il settore farmaceutico e per questo IBSA ha brevettato esclusivi processi di estrazione e purificazione ed implementato impianti dedicati alla produzione degli ormoni della fertilità, le gonadotropine, a partire da urine di donatrici in gravidanza e in menopausa. Le gonadotropine sono ormoni di natura glicoproteica composte da due subunità proteiche, alfa e beta, legate da legami non covalenti. La subunità alfa contiene 92 aminoacidi (AA) ed è identica nell’FSH (ormone follicolo-stimolante), LH (Ormone luteinizzante) e HCG (Gonadotropina Corionica Umana). Al contrario, le subunità beta sono differenti e conferiscono una specificità recettoriale, nonché proprietà biologiche differenti. Il grado e le caratteristiche delle modifiche post-traduzionali di queste molecole conferiscono carica, bioattività ed emivita differenti per ciascun tipo di glicoproteina.
La gamma degli ormoni della fertilità viene prodotta rispettando i più alti standard di purezza, efficacia e sicurezza, preservando la struttura delle glicoproteine. Infatti, i processi brevettati da IBSA combinano tecnologie avanzate e la piena conoscenza del rapporto tra struttura e funzione delle gonadotropine, rendendoli così un “benchmark” di qualità.

Questo processo di purificazione avviene in due step:

  • Raccolta di urine post-menopausali e gravidiche e Purificazione iniziale
    Ogni giorno, sotto la supervisione di IBSA, le urine di donatrici in gravidanza ed in menopausa vengono raccolte nei villaggi rurali cinesi. Ogni donazione di urina gravidica o di urina post-menopausale viene selezionata sulla base della conformità a definiti e stringenti parametri chimico-fisici e proviene da donatrici in buono stato di salute, reclutate e monitorate attraverso controlli medici preliminari e periodici. I pool urinari così ottenuti vengono prontamente trasportati presso gli stabilimenti cinesi di IBSA e sottoposti ad ulteriori e più approfonditi controlli di qualità.
    Le urine così approvate vengono sottoposte a svariati passaggi di purificazione (ultrafiltrazione, precipitazione, filtrazione, cromatografia, essiccamento, etc.) in impianti separati. Infatti, alcune linee produttive sono dedicate alla purificazione delle urine gravidiche ed altre alla lavorazione di quelle post-menopausali, con l’intento di ottenere intermedi solidi semi-purificati nell’ordine di pochi chilogrammi per batch (lotto) da inviare, in condizioni di temperatura controllata, presso lo stabilimento IBSA di Lamone in Svizzera. Solo gli intermedi che soddisfano i requisiti di purezza, attività specifica e sicurezza virale (l’assenza di contaminazioni da virus quali HIV, HBV, HCV) vengono inviati al Dipartimento Biological Active Ingredients di Cadempino e Lamone.
  • Purificazione finale ed infialamento
    L’ultrapurificazione delle gonadotropine, che rappresenta la fase più importante dell’intero processo produttivo, viene eseguita presso il Dipartimento Biological Active Ingredients negli stabilimenti svizzeri di IBSA di Cadempino e Lamone.
    Prima di essere inviati al ciclo di purificazione, gli estratti essiccati sono sottoposti a rigorosi controlli presso il reparto Controllo Qualità al fine di confermarne la rispondenza alle specifiche di qualità.
    Tutte le fasi di purificazione vengono condotte in cold room, in aree cioè a temperatura controllata al fine di prevenire fenomeni di degradazione degli intermedi di processo.
    La fase iniziale della purificazione consiste nella pesata dell’intermedio di partenza e la sua successiva estrazione mediante dissoluzione in opportuno tampone.
    Core dei processi di purificazione delle gonadotropine è rappresentato dalle fasi di cromatografia allo stato liquido utilizzando resine a base di agarosio che garantiscono il raggiungimento di elevati livelli di purificazione, preservandone la struttura.
    Particolare attenzione va rivolta al passaggio di NANOFILTRAZIONE che rappresenta la barriera fisica più efficace nel rimuovere eventuali contaminazioni virali dal prodotto, aumentandone ulteriormente la sicurezza. Questa tecnica è in grado di eliminare anche i virus più resistenti (non incapsulati) e i prioni, agenti patogeni di natura proteica in grado di replicarsi velocemente e responsabili delle encefalopatie spongiformi trasmissibili.
    Inoltre, la qualità del purificato viene monitorata durante la purificazione attraverso la verifica dei controlli di processo di tutti i parametri fondamentali.
    Al termine del processo gli ormoni purificati, nell’ordine di pochi grammi per batch, vengono liofilizzati, in ambiente sterile, in fiale monodose per ottenere il prodotto finito.

Progesterone & beta-Ciclodestrine

IBSA tecnologie: progesterone e b-ciclodestrine

Grazie alla ricerca e sviluppo, IBSA ha reso disponibile sul mercato l’unica formulazione di progesterone in soluzione acquosa, somministrabile per via sottocutanea.
Tale nuova formulazione è impiegata nel supporto della fase luteale nei programmi di Riproduzione Medicalmente Assistita (Artificial Reproductive Techniques).
L’intuizione che ha portato IBSA a sviluppare il progesterone per via sottocutanea è stata quella di utilizzare una nuova idrossipropil-β-ciclodestrina (HPBCD) altamente purificata, per aumentare la solubilità del progesterone sfruttando le caratteristiche chimiche di queste molecole. La ricerca in IBSA aveva evidenziato infatti che le HPBCD presenti sul mercato non erano di una purezza tale da permettere la stabilità della soluzione di Progesterone complessato con HPBCD. IBSA, in collaborazione con Roquette, ha messo a punto e sintetizzato una nuova HPBCD altamente purificata.
Dal punto di vista chimico, infatti, le idrossipropil-β-ciclodestrine sono oligosaccaridi ciclici con una parte idrofilica esterna e una parte lipofila centrale in grado di formare un complesso con farmaci idrofobici, aumentandone la solubilità in acqua.
Il complesso che si forma è facilmente assorbibile, e utilizzabile per via sottocutanea, rendendo così la somministrazione semplice per le pazienti rispetto alle preparazioni vaginali e intramuscolari.
Il progesterone non è solubile in acqua e per questo motivo la maggior parte delle preparazioni presenti sul mercato sono su base oleosa (etil oleato, olio di semi o di arachidi).
Essendo una molecola dalle caratteristiche idrofobiche, fino ad ora non era stato possibile somministrarla per via sottocutanea o per via endovenosa.
La nuova formulazione idrosolubile di progesterone, brevettata da IBSA, può essere somministrata per via sottocutanea, agevolando la compliance della paziente.
Una volta iniettato e assorbito, la molecola di progesterone si dissocia immediatamente dal complesso formato con l’idrossipropil-β-ciclodestrina, rimanendo libero nel flusso ematico, come se l’ormone fosse stato prodotto fisiologicamente dal corpo luteo.

Strip monodose

IBSA tecnologie: strip monodose

L’ampolla di materiale plastico poly-olefinico è una forma nota di confezionamento primario e frequentemente è impiegata per la somministrazione di prodotti liquidi a uso singolo (tipica nel mondo oftalmologico). L’intuizione di IBSA è stata quella di sfruttare tale sistema di somministrazione al fine di garantire il rilascio di dosi precise di farmaco per uso orale, disciolto in un volume definito. Gli ormoni tiroidei (T4, T3) sono molecole altamente attive che necessitano di una dose terapeutica esatta, il formato multidose infatti comporta la gestione della dose attraverso il numero di gocce e questo crea imprecisioni nella somministrazione della dose prescritta. L’uso dell’ampolla monodose permette di fornire al paziente la dose esatta, già pronta all’uso nei dosaggi prescritti dallo specialista ed evita l’eccessivo impiego di conservanti, indispensabili nelle formulazioni multidose.
Industrialmente, la soluzione farmaceutica, una volta preparata in dissolutore, è ripartita tramite l’impiego d’idonee macchine riempitrici e saldatrici che, a partire dallo strip aperto e vuoto, permettono di ottenere il prodotto finito pronto per essere confezionato nella suddetta busta e quindi nella scatola finale.
Lo strip monodose genera dosaggi definiti, che vengono contrassegnati da un'etichetta colorata, specifica per ognuno di essi, contenente tutte le informazioni necessarie. Tale etichetta può essere applicata alla porzione rimovibile di ciascun monodose, quindi senza il diretto contatto della stessa sulla parete dell’ampolla, evitando così eventuali contaminazioni a partire dalle componenti adesive della stessa.
La decisione di utilizzare questo tipo di packaging per alcuni farmaci è stata presa sulla base di studi preliminari di compatibilità dei componenti della soluzione con diversi materiali plastici, per selezionare il sistema ottimale di chiusura del contenitore. È quindi stato scelto un polimero di polietilene a bassa densità LDPE (low-density polyethylene), considerato un buon compromesso anche in termini di morbidezza, ai fini della elasticità finale dell’ampolla. Sono stati opportunamente effettuati anche studi di leacheables & extractables (contaminanti), per determinare la presenza di contaminanti eventualmente rilasciati a contatto con il materiale di confezionamento.
In letteratura i dispositivi in LDPE fabbricati per injection moulding sono descritti come contenitori semi-permeabili a causa della loro nota natura porosa che consente ai prodotti chimici volatili, cioè alle sostanze che hanno una pressione di vapore da moderata ad alta, di permeare il contenitore. Al fine di prevenire questo fenomeno, è stata aggiunta la confezione secondaria ermeticamente chiusa.

Capsule molli

IBSA tecnologie: capsule molli softgel

Le capsule molli sono state create negli anni ’30 per mascherare gusto e odore sgradevoli dei farmaci. Da allora, la tecnica di produzione è notevolmente migliorata.
Secondo una stima, oltre il 40% dei principi attivi farmaceutici (API) presenta scarse proprietà biofarmaceutiche, come poca solubilità in acqua e/o permeabilità. Tali caratteristiche sono piuttosto problematiche per l’assorbimento orale dei composti che devono essere formulati in farmaci biodisponibili per via orale. L’assunzione per via orale di alcuni farmaci in forme di dosaggio solide (per es. compresse) è una sfida tecnologicamente difficile, in quanto alcuni principi attivi possono essere oleosi o scarsamente solubili in acqua.
La PEARLtec tecnology è un processo per creare softgel (capsula molle) che consente a una matrice liquida, in sospensione o in gel, di essere incorporata all’interno di un involucro continuo di gelatina molle, migliorando l’assunzione orale del farmaco e la compliance del paziente.
Una volta pesati i componenti della capsula, vengono poi lavorati in apposite apparecchiature chiamate turboemulsori, in cui gli eccipienti perfettamente bilanciati vengono miscelati tra loro e preparati per la fase successiva.
Il core del processo è la fase di incapsulamento (PEARLtec). La massa che costituirà l’involucro (shell) della capsula viene estrusa a caldo e modellata nella sua forma finale attraverso l’uso di due stampi a rullo. Una pompa a siringa, estremamente accurata, inietta il principio attivo precedentemente formulato, in una massa chiamata filler, all’interno della capsula in formazione. Si formano in questo modo delle piccolissime perle trasparenti costituite da due gusci saldati tra loro a caldo.
Attraverso dei controlli in-process vengono verificati tutti i parametri fondamentali e critici: la qualità del prodotto finito viene in questo modo tenuta sotto controllo e, prima di essere confezionate, le capsule vengono ispezionate visivamente una ad una al fine di eliminare tutte le imperfezioni.
In altre parole, questa tecnologia consente di assumere in forma solida una soluzione liquida, forma particolarmente adatta alle formulazioni a bassissime concentrazioni per garantire l’uniformità del dosaggio.

NAHYCO® HYBRID TECHNOLOGY

IBSA tecnologie: NAHYCO

L’acido ialuronico (HA) è una molecola naturalmente prodotta dal corpo umano, dove si concentra nel derma e nel liquido sinoviale. Svolge importanti funzioni, tra cui quella di lubrificazione e protezione delle cartilagini articolari e quella di idratazione di pelle e mucose. L’abbondanza dell’acido ialuronico si riduce fisiologicamente con l’invecchiamento oppure in presenza di alcune patologie, quali ad esempio quelle a carico delle articolazioni. Per tale motivo, in alcune situazioni diventa molto utile il ripristino di una concentrazione adeguata di HA nei tessuti per mezzo di iniezioni di acido ialuronico. Quando l’iniezione è all’interno di una grande o piccola articolazione, il trattamento prende il nome di viscosupplementazione. L’acido ialuronico naturalmente presente nel liquido sinoviale conferisce a questo fluido viscosità ed elasticità necessarie a svolgere la lubrificazione, a riposo, e la protezione (assorbimento degli urti), in movimento. Quando la concentrazione di HA nel liquido sinoviale si riduce, per età o malattie, questo liquido perde viscosità ed elasticità e la supplementazione per infiltrazione permette di aumentare di nuovo la concentrazione di questa molecola, ripristinando la corretta funzionalità del liquido sinoviale.
La viscosupplementazione è tanto più efficace quanto più le caratteristiche della soluzione di acido ialuronico somministrata mimano quelle naturali del liquido sinoviale. IBSA ha sviluppato e brevettato la tecnologia NAHYCO® HYBRID TECHNOLOGY, che consente di veicolare dosaggi elevati di acido ialuronico, ottimizzando le proprietà viscose ed elastiche della formulazione e migliorandone la resistenza alla degradazione. Con questa tecnologia si utilizzano catene polimeriche di diversa lunghezza (cioè di diverso peso molecolare): attraverso un processo termico, l’acido ialuronico ad alto peso (H-HA) e l’acido ialuronico a basso peso molecolare (L-HA) instaurano forti legami idrogeno, dando origine a complessi cooperativi ibridi senza l'impiego di agenti chimici reticolanti. In questo modo si possono raggiungere concentrazioni elevate di HA senza pregiudicare la facilità e sicurezza d’iniezione e mimando in maniera efficace le proprietà fisiche e meccaniche del liquido sinoviale sano, ottimizzando il concetto di viscosupplementazione.
La stessa tecnologia NAHYCO può essere impiegata con successo anche in altre indicazioni, come il ripristino del contenuto fisiologico di HA nella pelle, migliorando il contenuto d’acqua e di conseguenza l’aspetto del derma soggetto ad invecchiamento. Anche in questo caso la tecnologia NAHYCO permette di veicolare con facilità alti dosaggi di HA, che si distribuiscono nel derma per un risultato ottimale, e di garantire la massima sicurezza, grazie all’impiego di acido ialuronico ad elevata purezza, ottenuto per fermentazione e non per estrazione da animale, identico a quello presente nel corpo umano e privo di qualsiasi modifica chimica.
È da sottolineare che la tecnologia NAHYCO si applica principalmente all’acido ialuronico, ma può essere estesa anche a miscele di acido ialuronico ad alto peso molecolare con altri polimeri della stessa famiglia (i glicosaminoglicani o GAG, a cui appartiene anche la condroitina). In questo modo il complesso cooperativo ibrido può essere ad esempio formato unendo HA ad alto peso e condroitina sodica biotecnologica, dove la condroitina sodica, ottenuta da IBSA per fermentazione con un processo brevettato, svolge un ruolo analogo a quello dell’acido ialuronico a basso peso molecolare.

Cerotti transdermici e topici

IBSA tecnologie: cerotti transdermici

IBSA ha il know-how tecnologico per sviluppare e produrre nei propri impianti cerotti medicati, sia a strato singolo sia multistrato, concepiti per agire a livello locale o sistemico, a seconda del sito di azione del principio attivo. Entrambe le tipologie, realizzate grazie alle tecnologie Hydrogel e Drug-in-adhesive, sono protette da brevetto e questo know-how rende unica IBSA nel panorama farmaceutico europeo, poiché è tra le poche aziende al mondo capaci di proporle entrambe.
La struttura di questi cerotti è normalmente composta da una matrice adesiva, poliacrilato, siliconico o altro adesivo, contenente il principio attivo, di uno strato di supporto e di uno strato protettivo che viene rimosso prima dell’applicazione; in casi più complessi, la struttura può includere strati multipli di adesivo contenenti concentrazioni diverse di principio attivo.
Il cerotto ad uso topico può essere formulato per avere un’azione locale, unicamente in un’area circoscritta (es. diclofenac e piroxicam) oppure transdermica, con azione sistemica (es. nitroglicerina e fentanil).
Il cerotto ad uso topico è in grado di rilasciare in modo controllato un farmaco, per periodi di tempo variabili da poche ore ad una settimana, offrendo molti vantaggi rispetto alla somministrazione per via orale, fra cui: mantenimento di concentrazioni ottimali del farmaco; riduzione della frequenza di somministrazione; una maggiore tollerabilità.
Infine, l’uso del cerotto evita l’effetto di primo passaggio epatico rispetto alla via orale e in generale permette di ottimizzare la biodisponibilità e di ridurre gli effetti collaterali.
Il campo di applicazione spazia da cerotti con attività antinfiammatoria a cerotti con attività dermatologica.
IBSA attualmente commercializza cerotti a base di diclofenac, fentanil, nitroglicerina e piroxicam, sia a rilascio locale, sia sistemico. Inoltre, sono in fase di sviluppo prodotti per l’applicazione in altre aree terapeutiche come quella cardiovascolare, dermatologica, delle sindromi neurodegenerative e della terapia del dolore.
L’ampio know how tecnologico e la sua capacità produttiva fanno di IBSA uno dei maggiori produttori mondiali di cerotti topici, l'azienda ha innovato queste tecnologie, registrando numerosi brevetti.

Bag On Valve – BOV

IBSA tecnologie: BOV bag-on-valve

Molti prodotti farmaceutici, medicali e per la cura della persona si presentano in forma semisolida (come le creme e i gel) o liquida in spray (aerosol). Il confezionamento tradizionalmente utilizzato per queste forme è rispettivamente il tubo flessibile (in alluminio o plastica) per le creme, e il flacone con propellente o con erogatore a pompa per gli spray liquidi.
Per superare alcuni limiti dei confezionamenti tradizionali e per disporre di una soluzione più versatile, adatta a prodotti diversi, IBSA ha introdotto nei propri stabilimenti la tecnologia di confezionamento Bag on Valve (BoV). In questo tipo di confezionamento il prodotto, sia solido che liquido, è inserito in una sacca protettiva, costituita da un film multistrato (alluminio e plastica) laminato e termosaldato. Questa sacca, in cima alla quale è incorporata una valvola erogatrice, è contenuta in una bombola di alluminio. Il sistema è completato da un tasto d’erogazione, che quando premuto permette di attivare la valvola e far uscire il prodotto contenuto nella sacca.
Nelle confezioni tradizionali, l’erogazione del prodotto può avvenire grazie alla forza applicata dall’utilizzatore, che schiaccia il tubo di crema o preme la pompa dosatrice degli spray in flacone. Oppure, nel caso degli aerosol in bombole pressurizzate, il prodotto è erogato grazie al suo mescolamento con un gas compresso: quando si preme il pulsante, il gas si libera “trascinando” il prodotto e creando lo spray.
Nel confezionamento BoV la forza sfruttata per erogare il prodotto è ancora un gas compresso, ma in questo caso il gas non è miscelato al prodotto e viene invece pressurizzato nello spazio compreso tra la sacca, che contiene il prodotto e la bombola che contiene la sacca stessa. In questo modo si assicurano diversi vantaggi rispetto ai confezionamenti tradizionali, tubo o spray con propellente: il prodotto non è a contatto con il gas pressurizzato; non dovendo modificare la formulazione, la tecnologia BoV è molto più versatile e permette il confezionamento non solo di liquidi (spray) ma anche di creme e gel. L’erogazione del prodotto è pratica, uniforme, completa (>99%) e avviene in qualunque posizione (360°). L’impatto ambientale è ridotto, perché il gas compresso è aria o azoto e non viene rilasciato in atmosfera durante l’erogazione, evitando anche il raffreddamento del prodotto che si associa invece agli spray con propellente; la natura del gas impiegato, innocuo e non infiammabile, rende anche più sicuro il confezionamento in BoV. Il prodotto contenuto nella sacca della BoV non viene mai a contatto con l’esterno, neppure dopo erogazione. In confronto ad un classico tubo si ha perciò una migliore protezione, ad esempio dall’ossidazione atmosferica, una stabilità prolungata e una minore necessità di utilizzare conservanti. Nel caso di preparazioni sterili, la sterilità è conservata anche dopo la prima erogazione.
Per la sua versatilità e i suoi vantaggi, IBSA utilizza la tecnologia di confezionamento BoV per la produzione di farmaci, dispositivi medici e cosmetici, sia in forma di creme e gel che in forma liquida.

Film orosolubili – ODF

IBSA tecnologie: ODF film orosolubili

I film orodispersibili (ODF), chiamati anche film orosolubili o film orali, sono una nuova forma di dosaggio orale, le cui caratteristiche possono migliorare l’aderenza al trattamento di persone con bisogni non soddisfatti da capsule e compresse. Sono piccoli fogli sottili, flessibili e simili a un francobollo che si sciolgono rapidamente a contatto con la saliva. Il tempo di dissoluzione è di pochi secondi e comunque non superiore a un minuto. Il peso di un singolo film è comunemente di poche centinaia di mg, perciò la quantità di saliva necessaria per la dissoluzione è bassa. Gli ODF vengono in genere confezionati singolarmente, in bustine termosaldate, per preservarne le proprietà meccaniche, evitare il contatto con l’umidità atmosferica e garantire un’adeguata stabilità. Il confezionamento singolo, così come peso e dimensioni ridotte, rendono molto pratica e discreta la somministrazione anche fuori casa, in ogni situazione e senza dover ingerire acqua. L’uso degli ODF è ancora limitato a poche applicazioni a causa della complessità produttiva (sono davvero poche le aziende in grado di padroneggiare questa tecnologia su scala industriale).
La principale tecnica di produzione degli ODF si basa sul processo di spalmatura. La prima fase di produzione è in questo caso la preparazione di una massa di spalmatura omogenea dove tutti gli ingredienti vengono disciolti in un solvente adeguato, generalmente acqua – a cui, se necessario, è possibile incorporare principi attivi o ingredienti funzionali poco solubili, a patto che possano essere omogeneamente dispersi. Per raggiungere questo obiettivo si deve agire sia sulla granulometria degli ingredienti insolubili, che deve essere sufficientemente fine e poco dispersa, sia sul sistema d’agitazione del dissolutore in cui è preparata la massa, che può essere anche equipaggiato con una turbina emulsionante. La massa di spalmatura viene poi utilizzata per alimentare una spalmatrice in continuo dove, attraverso una lama calibrata, viene distribuita omogeneamente su un nastro di supporto in materiale plastico (liner) ottenendo uno strato di spessore costante e predefinito. Il tutto passa poi in un tunnel riscaldato, dove l’acqua viene fatta evaporare in condizioni controllate fino a dare al film orosolubile la sua forma finale. L’ultima fase consiste nel taglio del film nelle dimensioni della singola unità di dosaggio, la rimozione del liner di supporto e il confezionamento individuale in una busta termosaldata. Gli ODF sono in genere di forma quadrata o rettangolare, con spessore di poche centinaia di micron e lati da 1 a 4 cm. Con un corretto processo di spalmatura la concentrazione di ingredienti attivi è costante su tutta l’area del film. Grazie al polimero filmante solubile in acqua di cui si compone e al plasticizzante aggiunto, un ODF è resistente alla trazione, elastico e flessibile, proprietà che gli conferiscono una buona maneggevolezza, molto importante per l’utilizzatore, e un’adeguata lavorabilità, indispensabile per la produzione su larga scala. All’ODF viene poi aggiunto un aroma per migliorare la palatabilità, e un colorante per rendere più gradevole l’aspetto. Il polimero filmante di un ODF può essere anche una miscela di due o più polimeri – ad esempio pullulani, alginati, cellulose modificate e maltodestrine – ed è importante che il polimero non abbia solo le giuste caratteristiche di solubilità, lavorabilità, maneggevolezza e stabilità, ma che sia anche di gusto neutro o gradevole e che non lasci residui in bocca.
IBSA ha selezionato le maltodestrine come polimero principale, portando su scala industriale una piattaforma formulativa brevettata che è alla base della tecnologia IBSA FilmTecTM. Le maltodestrine presentano il vantaggio di essere un ingrediente alimentare comune, economico, di buona palatabilità e con tempi rapidi di dissoluzione in bocca e sapore neutro.
I film orosolubili consentono sempre il rilascio immediato: un ODF libera molto rapidamente i suoi componenti e può dunque facilitare e velocizzare il loro assorbimento rispetto ad una compressa o capsula. In alcuni casi specifici, legati alla natura del principio attivo, gli ODF possono anche migliorare l’assorbimento di principi attivi e ingredienti funzionali.
I preparati orosolubili come gli ODF sono la forma orale preferita dalla gran parte delle persone e per alcune categorie, come i disfagici, gli allettati, gli anziani, chi ha limitazioni all’uso dell’acqua e i bambini, l’impiego di ODF al posto di forme orali tradizionali diventa una necessità e non una semplice preferenza, perché consente un dosaggio preciso ed accurato anche a chi ha difficoltà a deglutire o non può utilizzare acqua per facilitare l’assunzione.

Siringhe pre-riempite

IBSA teconlogie: siringhe preriempite

La produzione di farmaci e dispositivi medici iniettabili è spesso realizzata in fiale e flaconi, che possono contenere la soluzione pronta all’uso o una polvere da sciogliere al momento dell’iniezione. Questa tipologia di confezionamento garantisce una buona protezione del prodotto, ma rende piuttosto complessa la sua somministrazione. Il liquido (o la polvere dopo dissoluzione) deve essere prelevato con una siringa, forando il setto del flacone o rompendo la punta della fiala in vetro, operazioni che richiedono una buona manualità ed esperienza. L’auto somministrazione è difficile e il rischio di errori di dosaggio e di contaminazioni è relativamente elevato.
L’impiego di fiale siringhe, cioè di siringhe pre-riempite con il giusto volume di prodotto, semplifica di molto la somministrazione dei prodotti sterili iniettabili e riduce il rischio di errori, migliorando la sicurezza. La facilità d’uso favorisce l’auto somministrazione e l’impiego in situazione di emergenza, quando l’iniezione deve essere eseguita il più rapidamente possibile. Si escludono la formazione di bolle nella siringa e il rischio di contaminazione, sempre possibili quando si deve prelevare da fiale o flaconi. La fiala siringa pre-riempita garantisce un dosaggio certo, con recupero completo del prodotto e assicura la sterilità.
IBSA sulle sue linee di produzione è in grado di fabbricare fiale siringhe pre-riempite sterili di diverse capacità, formati e materiali. La disponibilità di linee ad alta automazione consente di raggiungere volumi elevati di produzione, mentre l’utilizzo principalmente di siringhe in vetro, unito ad un rigoroso controllo delle interazioni del prodotto con il confezionamento, permette di garantire qualità e stabilità di farmaci e dispositivi medici iniettabili.
La sterilità è ottenuta lavorando in asepsi o per sterilizzazione terminale. In particolare, la sterilizzazione terminale in autoclave è il processo di scelta per soluzioni ad alta viscosità. Per questa tipologia di prodotti il confezionamento tradizionale in fiale e flaconi è ancora più svantaggioso e l’impiego di fiale siringhe pre-riempite è la migliore soluzione tecnologica. IBSA ha perciò installato linee dedicate alla produzione e ripartizione in fiala siringa di soluzioni alto viscose, quali quelle di acido ialuronico per iniezione intrarticolare e intradermica.

IBSA tecnologie: siringa intravescicale - GAG

Siringa intra-vescicale di glicosaminoglicani (GAG)

L'urotelio è un tipo di tessuto epiteliale che riveste la vescica e il tratto urinario ed è ricoperto principalmente da glicosaminoglicani (GAG), una classe di zuccheri che formano una barriera protettiva impermeabile alle sostanze tossiche e ai microrganismi. Tra i vari GAG che compongono questa barriera, ci sono l'acido ialuronico e la condroitina solfato che, se alterati in termini di qualità e quantità, possono incidere sull’effetto barriera, eliminandolo e generando così le condizioni per l'insorgenza di cistiti di vario tipo (es. Cistite interstiziale, cistite ricorrente causata da infezione, ecc.). L'acido ialuronico (HA) e la condroitina solfato (CS) vengono spesso utilizzati per scopi terapeutici sotto forma di soluzione diluita che si inietta tramite catetere. In queste soluzioni c’è un quantitativo di sodio ialuronato relativamente basso, ma che, per le sue caratteristiche chimiche e fisiche, se aumenta fa aumentare eccessivamente la viscosità delle soluzioni, la cui somministrazione diventerebbe difficile e dolorosa via catetere. Inoltre, la stessa combinazione di acido ialuronico e condroitina solfato produce un aumento della viscosità dovuta alla propensione di queste due molecole ad aggregarsi. Per rispondere a questo problema, IBSA ha intuito che l’acido ialuronico può essere combinato con la condroitina solfato utilizzando ioni metallici bivalenti che agiscono riducendo la viscosità della soluzione.
Il prodotto sviluppato da IBSA consiste in siringhe pre-riempite Crystal Clear da 50 ml (1,6% HA, 2% CS, 0,87% CaCl2) e un nuovo dispositivo medico brevettato (IALUADAPTER®) che consente di iniettare una soluzione di glicosaminoglicano nella vescica attraverso una procedura minimamente invasiva che non necessita di catetere. IALUADAPTER® può essere un'alternativa all'uso di cateteri maschili e femminili standard e il suo principale vantaggio è che elimina il dolore associato alla cateterizzazione.
Con IALUADAPTER®, la soluzione passa direttamente nella vescica attraverso l'uretra e in questo modo tratta contemporaneamente sia la mucosa uretrale che quella vescicale.
IALUADAPTER® è progettato per adattarsi perfettamente all'apertura dell'uretra, per consentire al fluido di arrivare nella vescica senza fuoriuscite, e si compone di quattro parti:

  1. La parte terminale che si adatta perfettamente alla siringa pre-riempita.
  2. La parte centrale scanalata che consente una presa sicura di IALUADAPTER® quando lo si inserisce sulla siringa.
  3. Il collare isolante concavo in materiale elastico che si regola per adattarsi durante l’inserimento e facilita l'erogazione senza perdite di soluzione.
  4. La punta corta e smussata, l'unica parte del dispositivo che penetra nell'apertura dell'uretra.