Prevenzione cardiovascolare: qual è la strategia più efficace?

Un incontro scientifico al Senato ha affrontato il tema della prevenzione cardiovascolare, coinvolgendo specialisti e rappresentanti delle istituzioni per capire quale sia la strategia più efficace da attuare.

Nonostante le malattie ischemiche del cuore rappresentino una delle principali cause di morte, con oltre 71 mila morti ogni anno in Italia , solo il 4,2 % della Spesa Sanitaria del nostro Paese è destinato alle attività di prevenzione.

Di questi dati allarmanti, delle strade da seguire per migliorare la situazione e delle più efficaci strategie attualmente disponibili a difesa della salute cardiovascolare, si è parlato in un incontro scientifico organizzato a Roma, il 13 ottobre 2016, presso il Senato della Repubblica, dal titolo “Prevenzione Cardiovascolare, qual è la strategia più efficace?”. L’evento ha visto la partecipazione di specialisti e rappresentanti delle istituzioni, tra cui la Commissione Igiene e Sanità, la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, la Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato della Repubblica e con il contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici.

Gli Esperti intervenuti, hanno evidenziato come le terapie con molecole naturali “amiche del cuore” siano in grado di ridurre sensibilmente il rischio di patologie cardiovascolari, per la loro efficacia, ma anche per una migliore accettazione da parte del paziente.

In particolare, è dimostrato come una dieta ricca di Omega-3 e, in caso di pazienti a rischio CV, l’assunzione di farmaci a base di questi acidi grassi essenziali comporti la riduzione della mortalità cardiovascolare, sia per l’abbassamento dei livelli elevati di trigliceridi nel sangue, sia per una azione anti-aritmica. Gli Specialisti però avvertono che gli integratori a base di Omega-3 non offrono le stesse garanzie dei farmaci, contenendo quantità inferiori di componenti attivi.

Per quanto riguarda i valori elevati di colesterolo, altro importante fattore di rischio cardiovascolare, l’impiego di alcuni integratori alimentari è ritenuto invece un supporto valido quando i livelli sono di poco superiori alla norma, confermano i ricercatori. In particolare, i prodotti di nuova concezione, che contengono sostanze come fitosteroli, riso rosso fermentato e idrossitirosolo, contribuiscono a una riduzione dei livelli di colesterolo LDL dal 15% al 30% grazie all’effetto benefico della <s> </s> monacolina K, oltre a prevenire l’ossidazione del colesterolo LDL, responsabile della formazione della placca aterosclerotica.

Infine, un elemento trasversale alla prevenzione cardiovascolare, considerato decisivo per il risultato terapeutico, è senza dubbio l’aderenza al trattamento, spesso influenzata negativamente dalle percezioni del paziente nei confronti della patologia e dell’impatto “psicologico” della terapia.

Oggi, la via da seguire è quella di una medicina personalizzata che integri linee guida, esperienza clinica, e soprattutto sia in grado di ascoltare i pazienti e “assecondare” le loro esigenze e preferenze.

Sono intervenuti

Leonardo Calò, Direttore Cardiologia Policlinico Casilino di Roma

Cristina Cenci, Antropologa del Center for Digital Health Humanities

Pierluigi Navarra, Professore Ordinario Farmacologia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Alessandro Solipaca, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Roberto Volpe, Ricercatore del CNR di Roma, Presidente della SISA Lazio (Società Italiana per lo Studio della Arteriosclerosi).