Anche IBSA Farmaceutici Italia, in occasione del #DonoDay2016, aderisce al 1° Giro dell’Italia che dona: un’iniziativa promossa dall’Istituto Italiano della Donazione, in programma dal 23 settembre al 7 ottobre 2016, che riunisce appuntamenti dedicati al valore del dono sul territorio, coinvolgendo associazioni, imprese, enti pubblici e privati.

Il DonoDay, celebrato ogni 4 ottobre, è una giornata istituita nel 2015 con l’obiettivo di costruire una cultura condivisa del dono, come strumento prezioso per uscire dalla crisi economica, di senso e di valori.

Nell’ambito del 1° Giro dell'Italia che dona, IBSA organizza per il 4 ottobre un momento di condivisione interna per aggiornare i propri dipendenti sul “Progetto IBSA per le #madrimigranti”, importante progetto di responsabilità sociale dell’azienda.

Presentato lo scorso 26 maggio a Radio Vaticana, e attualmente attivo in Italia, Albania e Camerun, il “Progetto IBSA per le madri migranti” è una campagna informativa volta a sensibilizzare le donne migranti sull’importanza dello iodoprofilassi, specialmente in gravidanza. L’iniziativa, che ha il patrocinio della Pastorale della Salute della CEI, vede il coinvolgimento di diversi partner a livello nazionale e internazionale, quali l’Università di Pavia, l’Assistenza Sanitaria San Fedele di Milano, i Gesuiti di Tirana, Caritas Internationalis e l’Arcidiocesi di Bamenda.

Per approfondire
Progetto #madrimigranti
Istituto Italiano della Donazione
DonoDay2016


Con lo screening neonatale è possibile individuare, prima della comparsa dei sintomi, alcune rare malattie metaboliche ereditarie; in questi casi una diagnosi precoce permette di iniziare rapidamente terapie specifiche che consentono lo sviluppo adeguato del bambino.
Un esame dunque fondamentale dal punto di vista della prevenzione, che a partire dal 15 settembre 2016 è diventato obbligatorio e gratuito per tutte le famiglie italiane. Grazie a un investimento di 25 milioni di euro, lo screening neonatale è entrato infatti a far parte dei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza), e come già successo da tempo con lo screening per l’ipotiroidismo congenito e la fibrosi cistica, non è più necessario il consenso informato dei genitori per effettuare l’esame.
Come specificato dalla nuova normativa, l’esame sarà da effettuare obbligatoriamente su tutti i neonati, indipendentemente dalla nazionalità, e verrà svolto in tutti i centri di nascita, pubblici, privati e a domicilio.
Le Regioni sono tenute a offrire questa opportunità e, allo stesso tempo, i genitori sono obbligati a eseguire l’esame sui loro bambini.
La massima trasparenza nell'applicazione sul territorio nazionale della diagnosi precoce neonatale, sarà garantita dalla creazione di un nuovo centro di coordinamento, istituito presso l'Istituto Superiore di Sanità.


Più di 30.000 donne e 400.000 neonati muoiono ogni anno per infezioni in seguito al parto. La maggior parte di queste morti si verifica nei Paesi in via di sviluppo, a causa della scarsa disponibilità di cure, ma anche della sempre maggiore resistenza dei batteri agli antibiotici, determinata da un abuso di questi farmaci nei Paesi ad alto reddito.

L’allarme arriva da un editoriale pubblicato sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i cui autori - Anthony Costello, Direttore del dipartimento salute materna, infantile e adolescenziale dell’OMS e Stefan S. Peterson, Responsabile Salute Unicef – avvertono che circa il 40% delle infezioni nei neonati resiste ai trattamenti, e per evitare un peggioramento della situazione è necessaria una strategia globale che riequilibri le profonde differenze di opportunità di accesso ai farmaci presenti a livello planetario.

In altre parole, gli antibiotici sono una terapia da prescrivere solo in casi di reale necessità, pena una loro progressiva perdita di efficacia, ma da un altro lato, chi ne ha bisogno come terapia salvavita deve poterne disporre.

Il problema dell’antibiotico-resistenza è stato uno dei temi caldi di discussione anche al recente vertice del G20 in Cina, partendo dalla raccomandazione dell’OMS di incoraggiare prima di tutto i metodi per ridurre le infezioni, ottimizzando allo stesso tempo l’uso degli antibiotici disponibili e favorendo lo sviluppo di nuovi.